Geminazione in georgiano e in italiano e altre anomalie della lingua georgiana

By Giorgi Buknikashvili

Questo articolo è stato scritto originariamente in italiano e tradotto in georgiano e inglese.

Come traduttore, con molti anni di esperienza, ritengo mio dovere illustrarvi in modo adeguato le diverse iniziative o innovazioni che incontrerete nelle traduzioni fatte da me. Ora, qui, toccherò diverse questioni, apparentemente obsolete, che ostacolano seriamente l’esito decente delle traduzioni (e non solo quelle letterarie!) in Georgia, mi permetto di non accettare e anzi, dissentire dalle norme antiquate, direi ormai sorpassate, col fine di non reiterare gli errori, saldamente radicati nella lingue e nella letteratura georgiana. Tutta questa zavorra ostacola l’ulteriore sviluppo della nostra lingua. Sono profondamente convinto che la lingua georgiana, irretita negli schemi dei tempi che Berta filava, faccia spesso fatica a tenere il pari passo agli standard moderni, convalidati pienamente a livello internazionale. Tali standard si affermano da soli e in ogni paese, senza alcuna resistenza. Il nostro approccio invece, cercando di nascondersi e chiudersi dietro le porte serrate, a mio parere è totalmente assurdo e ingiustificato; per di più, esso crea notevoli ostacoli al traduttore georgiano.

Dopotutto, la lingua, essendo un organismo vivo, segue sempre la sua propria strada e, nonostante tutti i divieti “linguistici”, trova sempre il nuovo spazio per sé, proprio come l’erba viva prorompe attraverso gli strati dell’asfalto già consumato. La lingua subisce costantemente dei cambiamenti, a prima vista quasi impercettibili, acquisisce nuove forme espressive, o cede spontaneamente all’influenza della lingua della nazione dominante sulla scena internazionale: come nel vocabolario politico, economico, scientifico giuridico etc., anche il linguaggio colloquiale acquisisce le capacità di esprimere delle espressioni idiomatiche completamente nuove. Ad esempio, nel giro di una sola generazione (intendo nostrana), il nostro udito si è rapidamente abituato all’uso di parole e nomi strani, come: “Questioni o argomenti SENSITIVI (invece di delicati o riservati), la “LOGISTICA” o “problemi LOGISTICI” (invece di problemi relativi alla gestione della movimentazione di merci e rifornimenti); la NARRATIVA (invece di stile o modo di raccontare una storia”). Con l’emergere di nuove difficoltà, assistiamo a strane “sfide” nella lingua georgiana (chi parla inglese apprenderà facilmente la novità dell’adozione della parola CHALLENGE), guardiamo o talvolta partecipiamo ai vari TALK SHOW. Inoltre la nostra generazione più giovane si tatua sempre più audacemente il corpo, e nessuno ricorda nemmeno di aver disegnato questo “dipinto” sulla propria pelle a mente lucida, cosa che in georgiano un tempo si chiamava swiring (e nel gergo criminale si chiamava НАКОЛКА „nakolka –tatuaggi fatti in prigione“ ). In segno di gioia e ammirazione, sentiamo sempre più spesso l’americano “Wow!”, ecc. ecc.

Giorgi Buknikashvili

Con ciò voglio solo dire e ricordare ai lettori, che la lingua è un organismo vivente e che la sua “imbalsamazione” o l’incessante richiamo alle tradizioni “pseudo-patriottiche”, del tutto poco chiare e, quindi assurde, è limitante o inutile.

I – geminazione

La prima anomalia riguarda il culto dell”imbalsamazione” della nostra lingua, ovvero la totale inammissibilità del raddoppio dei consonanti (il fenomeno si chiama geminazione). Benissimo e sono d’accordissimo! Io non protesto e che Dio mi guardi da una simile tentazione! Nonostante il fatto che la geminazione esiste anche nella nostra lingua solo in casi rarissimi, (per esempio ჩავვარდი მედდა, მოგგვრის “chavvardi - “sono caduto/a”, medda - “infermiera”, moggvris - “ti/vi porterà” etc.) secondo me il fenomeno ha lo stesso il diritto di esistere in georgiano anche quando si tratta di scrittura o di pronuncia di parole di origine straniera, dei toponimi e soprattutto dei nomi e cognomi propri! Io sono specialista della lingua italiana e con la mia presente relazione mi rivolgo innanzitutto alle alte autorità filologiche, ai custodi della lingua georgiana, affinché le restrizioni georgiane non danneggino o addirittura storpino la lingua italiana. Innanzitutto la geminazione dona a questa lingua la sua straordinaria bellezza e melodiosità! E questo solo da un punto di vista estetico. Se analizziamo la questione ancora più seriamente, questo fenomeno nella lingua di Dante ha una giustificazione semantica: una consonante singola o doppia conferisce alla parola un significato completamente diverso. Distrazione o negligenza su questo dettaglio possono mettere uno straniero, che parla questa lingua con noncuranza, in situazioni anche imbarazzanti. Le parole cambiano il loro significato, basta considerare alcuni esempi qui riportati: polo – pollo; pala – palla; capello – cappello; tono – tonno, caro – carro etc.

Ma resta ancora una cartuccia e non meno importante! Vorrei attirare la vostra attenzione anche su una questione intorno alla quale, non solo io, ma gli specialisti della lingua georgiana avrebbero dovuto iniziare le discussioni già da tempo fa. La questione riguarda i nomi propri e i toponimi italiani. Ad esempio, Luca è un nome maschile, mentre Lucca è una città della Toscana. Toti è il cognome di un eroe nazionale italiano e Totti è quello di un famoso calciatore (mi riferisco a Francesco Totti); Poli è il cognome di un famoso avvocato e Polli è il cognome di un famoso attore; Zani è un cognome lombardo e Zanni è un cognome diffuso in Romagna e Veneto.

Che dobbiamo fare? Come deve comportarsi il traduttore georgiano quando gli è proibito usare consonanti doppie? Quando Totti e Toti non sono parenti e nemmeno omonimi! E seguendo le “tradizioni” antiquate georgiane, secondo le quali, non si sa perché la lingua georgiana “non tollera la geminazione”, i nomi e cognomi degli italiani noi, i traduttori dobbiamo forse “ingessarli” nella stessa fasciatura georgiana?

C’era una volta in Georgia una persona: Nikolai Yakovlevich Marr (Никола́й Я́ковлевич Марр, Nikolay Yakovlevich Marr; ნიკოლოზ იაკობის ძე მარი, Nikoloz Iak’obis dze Mari; 6 gennaio 1865 [O.S. 25 dicembre 1864] - 20 dicembre 1934) è stato uno storico e linguista di origine scozzese-georgiana che si guadagnò la reputazione di studioso del Caucaso negli anni ‘10 prima di intraprendere la sua “teoria iafetica” sull’origine del linguaggio (dal 1924), ora considerata pseudo-scientifica, e ipotesi linguistiche speculative correlate. Le ipotesi di Marr furono utilizzate come giustificazione nella campagna degli anni ‘20-‘30 in Unione Sovietica per l’introduzione dell’alfabeto latino per le etnie più piccole del paese. Nel 1950, la “teoria iafetica" perse il favore ufficiale, con Joseph Stalin che la denunciò come antimarxista.

Nico Marr nacque il 6 gennaio 1865 [O.S. 25 dicembre 1864] a Kutaisi, in Georgia (allora parte dell’Impero russo). Suo padre, James Montague Marr (1793–1874), era un inglese di probabile origine scozzese che si trasferì nel Caucaso nel 1822 per lavorare come commerciante, prima di dedicarsi all’orticoltura e lavorare con la famiglia Gurieli di Guria. Sua madre era una giovane donna georgiana (Agrafina Magularia). I genitori di Marr parlavano lingue diverse (James parlava inglese e Agrafina parlava il dialetto guriano del georgiano), e quindi riuscivano a malapena a capirsi. Quando Marr aveva 8 anni suo padre morì, lasciando la famiglia in circostanze difficili.

Cito questa persona come esempio dell’inaccettabile distorsione di un cognome di origine straniera nella lingua georgiana - მაი ”Mari”. Guardate come i georgiani diedero “la nuova forma” al cognome scozzese di quest’uomo. Tuttavia, l’eminente storico e antropologo georgiano Ivane Javakhishvili, nelle sue opere, si riferiva sempre a Niko Marr con la consonante „erre“ doppia ("… ამგვარად, კოვალევსკისა, მარრისა და ინოსტრანცევის გამოკვლევამ… (გვ.41; ივ. ჯავახიშვილი: „ქართველი ერის ისტორია“, წიგნი პირველი; სტალინის სახელობის თბილისის სახელმწიფო უნივერსიტეტის გამოცემა; თბილისი, 1951 წელი.”amgvarad, Kovalevskisa, Marrisa da Inostrantsevis gamokvlevam… (gv. 41; Iv. Javakhishvili: “kartveli eris istoria”, p’irveli tsigni; Stalinis sakhelobis Tbilisis sakhelmts’ipo universitetis gamotsema; Tbilisi, 1951 ts’eli”). - … Così, la ricerca di Kovalevsky, Marr e Inostrantsev… Iv. Javakhishvili; Storia della nazione georgiana - Libro primo; Tbilisi Stalin State University Press;, 1951) In vari casi, citandolo, scrive in georgiano questo cognome sempre con delle “r” raddoppiate, anche in diverse forme di declinazione georgiana: მარრმა Marrma, მარრს Marrs, ecc.

E ora diamo un’occhiata a ciò che abbiamo fatto della biografia di quest’uomo (tratta da Wikipedia), completamente tradotta in georgiano senza alcuna verifica (e si potrebbe dire anche in modo piuttosto arrogante!):

„Nikolai Yakovlevich Marr (Николай Яковлевич Марр, Nikolay Yakovlevich Marr; ნიკოლოზ იაკობის ძე მარი; 6 gennaio 1865 [O.S. 25 dicembre 1864] – 20 dicembre 1934), studioso del Caucaso negli anni ’10, prima di sviluppare la sua “teoria iafetica" sull’origine del linguaggio (dal 1924), oggi considerata pseudoscientifica e insieme a ipotesi linguistiche speculative correlate. Le ipotesi di Marr furono utilizzate come base per le campagne di introduzione dell’alfabeto latino per le piccole etnie dell’URSS negli anni ’20-’30. Nel 1950 la “teoria iafetica" fu rimossa dalle disposizioni ufficiali e Joseph Stalin la dichiarò antimarxista [citazione necessaria]. Marr nacque il 6 gennaio 1865 [data di nascita: 25 dicembre 1864] a Kutaisi, in Georgia (allora parte dell’Impero Russo). Suo padre, James Montague Marr (1793–1874), era probabilmente di origine scozzese ma inglese, trasferitosi nel Caucaso nel 1822 per lavorare come commerciante, prima di dedicarsi al giardinaggio e lavorare per la famiglia dei Gurieli in Guria. Sua madre era una giovane donna georgiana (Agrafina Magularia). I genitori di Marr parlavano lingue diverse (James parlava inglese, mentre Agrafina parlava il dialetto guriano del georgiano), e quindi la comprensione reciproca tra loro era quasi impossibile. Quando Marr aveva 8 anni, suo padre morì, lasciando la famiglia in difficoltà.”

No, signori! Sono assolutamente convinto che i georgiani dovrebbero rispettare i nomi e i cognomi degli stranieri, e nel nostro caso quelli degli italiani, e non solo pronunciarli con le doppie consonanti, ma anche scriverle in georgiano! Se me lo chiedete, questo non sminuirà affatto la lingua georgiana (in termini di presunta violazione di “tradizioni” e costumi) anzi, le renderemmo omaggio pronunciando e scrivendo correttamente tali nomi e cognomi. E non credo che sia poi così difficile! Beh, provateci almeno una volta e pronunciatelo prima “Marcelo”, alla “georgiana” e poi correttamente - Marcello; oppure prima Giovani e poi - Giovanni. E se mai capiterete in quella splendida città, scoprirete di non stare a Luca, ma a Lucca! Credetemi, lo percepirete perfettamente lì, prima con gli occhi e poi con le orecchie!

A proposito, dell’argomento ne ho spesso parlato con scrittori e insegnanti di lingua italiana. Quando seppero che, a causa di questa “nostra” regola, i traduttori georgiani erano costretti a scrivere e pronunciare i nomi sempre con una sola consonante, rimasero piuttosto sorpresi. Mentre, in qualsiasi altra lingua (!!) i cognomi italiani si scrivono esattamente come sono (non è sempre stato così, per dire). Ad esempio, basta anche il russo: Rossini - Россини, Donizetti - Доницетти, Leoncavallo - Леонкавалло, Giovanni Boccaccio - Джованни Боккаччо. In georgiano invece scriviamo e pronunciamo: როსინი - Rossini ,დონიცეტი - Donizetti, ლეონკავალო - Leoncavallo, ჯოვანი ბოკაჩო - Giovanni Boccaccio.

La norma russa è del tutto corretta ed equa, mentre quella georgiana è del tutto sbagliata e ingiustificata.

La Commedia di Dante tradotta da Giorgi Buknikashvili

II – latinismi

La seconda anomalia: se non sbaglio, si presenta solo nella lingua georgiana: l’abitudine di pronunciare i nomi e i cognomi latini classici dell’antichità nella loro dizione classica. Persino i primi eredi del latino classico, cioè gli italiani, evitano la pronuncia arcaica di quei nomi nella lingua moderna, ed ecco come ci siamo arrivati a:

Latino Italiano Russo Georgiano
Gaius Iulius CaesarGaio Giulio CesareГай Юлий Цезарьგაიუს იულიუს კეისარი - Gaius Iulius Keisari
Publius VergiliusPublio VirgilioПублий Вергилийპუბლიუს ვერგილიუსი - Publius Vergiliusi
Gneus PompeusGneo PompeoГней Помпейგნეუს პომპეუსი - Gneus Pompeusi
Lucius Licinius LucullusLucio Licinio LuculloЛуций Лициний Лукуллლუციუს ლიცინიუს ლუკულუსი - Lucius Licinius Lukulus
Marcus AureliusMarco AurelioМарк Аврелийმარკუს ავრელიუსი - Marcus Avreliusi
TiberiusTiberioТиберийტიბერიუსი - Tiberiusi
DeciusDecioДецийდეციუსი - Deciusi
ClaudiusClaudioКлавдийკლავდიუსი - Klavdiusi

La stessa situazione si ripete praticamente in tutte le lingue europee (non ho qui lo spazio sufficiente per portarvi altri esempi). Persino nel suo capolavoro, scritto nella sua lingua madre - “La Divina Commedia”, Dante, già nel XIV secolo, menziona e si rivolge al suo mentore maestro non come Vergilius, ma Virgilio. Dante in persona, signori!!

Quindi solo noi, georgiani, siamo rimasti con un risultato alquanto imbarazzante: a quegli antichi latini, estinti già nei tempi remoti, gli unici rimasti ancora fedeli, cioè “i più leali tra i leali”, siamo solo noi, i Georgiani! E come mai tale fatto non sorprende nessuno in Georgia?

Cosa c’è che non va? Che tipo di “giuramento di fedeltà” lega noi Georgiani, ai Latini? Fummo forse i „padrini“ dei Latini ed è il rispetto verso quel rito sacro che ci costringe a questa strana lealtà? Quanto a me, trovo tutto ciò del tutto ingiustificato, assurdo e obsoleto!

Ed ecco, a questo proposito, un’altra mia innovazione: nella mia opera “La divina commedia” di Dante Alighieri tradotta in georgiano, il lettore rivelerà un’altra anomalia… ovvero scoprirà nomi e toponimi latini o italiani pronunciati all’italiano moderno. Ad esempio: Cesare, Virgilio, Lucullo, Lucio, Pompeo, Marco, Claudio, Mantova, Napoli, Genova ecc.

Io mi rendo conto che la lingua latina contiene lo scibile assoluto dell’intera umanità; che il latino ci ha tramandato i nomi scientifici di tutti i rappresentanti della flora o della fauna; che anche in medicina e anatomia, i nomi scientifici di ogni muscolo o osso sono elencati in modo dettagliato e specifico. Sì, questo è proprio vero, ma noi georgiani, nelle conversazioni usiamo lo stesso le nostre denominazioni, come ad esempio:

ქართული Italiano Inglese Russo Latino
ოხრახუში - okhrakhushiprezzemoloparsleyпетрушкаpetrosellum crispum
ქინძი -kindzicoriandolocorianderкориандрcoriandum sativum
ხახვი - khakhvicipollaonionлукallium sativum
კომბოსტო - kombostocavolocabbageкапустаbrassica
ცხენი - tskhenicavallohorseлошадьequus caballus
ძაღლი - dzaghlicanedogсобакаcanis
ვირი - viriasinodonkeyоселasinus
თვალი - tvaliocchioeyeглазoculus
ყური - quriorecchioearухоauris

Da questi esempi, infatti, non sembra affatto logico Marcus Aurelius - in georgiano მარკუს აურელიუსი (Markus Avreliusi); Decius - დეციუსი (Deciusi); Aeneas - ენეასი (Eneasi); Romulus - რომულუსი (Romulusi); Remus - რემუსი (Remusi); Tiberius - ტიბერიუსი (Tiberiusi); Titus - ტიტუსი (Titusi); Flavius - ფლავიუსი (Flaviusi). Sono profondamente convinto che questi nomi debbano essere pronunciati in georgiano nella loro forma attuale e corretta: მარკო აურელიო (Marko Aurelio); დეჩო (Decho); ენეა (Enea); რომოლო (Romolo); რემო (Remo); ტიბერიო (Tiberio); ტიტო (Tito); ფლავიო (Flavio), ecc.

Tanto che a pronunciare in tal modo questi nomi i georgiani non avranno alcuna difficoltà. Infatti, noi georgiani diciamo (e mangiamolo pure) ოხრახუშს (okhrakhushs), e non petroselium crispum !! Non so quanto a voi, ma io in georgiano do al cavallo ცხენს (tskhen s), con cui non offenderò nemmeno l’asino, e gli do in georgiano ვირი (viri).

III – slavismi

Qui dobbiamo segnalare anche una terza anomalia nella lingua georgiana: sono del tutto ingiustamente radicati dei toponimi o ricopiati direttamente dal latino, oppure prestati dal russo: Padova – პადუა (Padua, dal russo Падуя, che a sua volta deriva dal latino Patavium, legato al termine Padus (Po); idem per le denominazioni delle altre città italiane: Mantova - მანტუა (Mantua), Genova - გენუა (Genua, questa addirittura dal russo Генуя); Napoli - ნეაპოლი (Neapoli, anche questa direttamente dal russo Неаполь). A mio avviso, noi georgiani dovremmo chiamare (e scrivere pure) Padova, Mantova, Genova, Napoli, ovvero come questi toponimi suonano in italiano. E, qui sotto, vi spiego perché—

Sin da tempi remotissimi, cioè dalla preistoria, la Georgia apparteneva alla civiltà mediterranea (cioè all’Europa), però dall’inizio del Medioevo, i georgiani rimasero isolati dal resto dell’Europa dagli imperi, prima bizantino e poi da quello ottomano. La Georgia rimase un’isola cristiana in mezzo al mondo islamico. Per secoli, la Georgia non ebbe nessuna comunicazione con l’Europa, mentre era impegnata costantemente a brandire la spada per la sopravvivenza. Dal 1801, il Paese cadde sotto l’invasione russa e il regno Georgiano fu abolito divenne colonia dell’Impero russo. La Russia introdusse la schiavitù della gleba, forma di oppressione caratteristica del mondo russo. Il contadino georgiano si trovò in condizioni di schiavitù; purtroppo, mentre la nobiltà georgiana si prostrò al servìzio degli zar, cioè si vendette completamente (con rare eccezioni) allo scintillio delle spalline russe e gingilli vari. San Pietroburgo abolì anche l’autocefalia della Chiesa ortodossa georgiana, proibì le funzioni religiose in lingua georgiana nelle chiese, nei seminari e nelle Sacre Scritture furono insegnate solo in russo. La Georgia cadde in quasi totale analfabetismo: al tempo di Ilia Chavchavadze e Vazha Pshavela, cioè all’inizio del XIX secolo, l'83% dei georgiani non sapeva né leggere né scrivere, mentre la nobiltà georgiana riceveva istruzione europea solo nelle università di Mosca e San Pietroburgo. Proprio allora iniziò la penetrazione nel georgiano dei toponimi europei alla russa. Un chiaro esempio di questo fenomeno è il banale ingrediente della cucina: la patata. In georgiano il prodotto venne chiamato კარტოფილი (kartopili), mutuato dal russo картофель (kartofel’), mentre nella stessa lingua russa è stato “russificato” l’intruso tedesco Kartoffeln (infatti, sotto l’imperatrice Caterina la Grande quasi il 100% dei ministri dell’Impero russo erano tedeschi). Trovo interessante notare che, se fossimo caduti sotto l’influenza, per esempio degli italiani invece che della Russia, i georgiani userebbero forse პატატა (patata), cioè all’italiana?

Ma torniamo al nostro soggetto: se rimaniamo fedeli a quel “giuramento di fedeltà”, da “leali padrini” dei Latini, oggi mi chiedo persino come mai non chiamiamo più Londra “Londinium” e Milano “Mediolanum” secondo le leggi classiche del latino?

Devo constatare che sono assolutamente certo della mia proposta (oppure tesi), riguardo le prime due anomalie, invece nel terzo caso esprimo solo un’ipotesi; cioè sto solo ponendo una domanda: forse vale davvero la pena di avviare discussioni su questo tema!? Ripeto: le „anomalie“ qui menzionate, credetemi, creano difficoltà tangibili ai traduttori georgiani, e la domanda sorge spontanea: non dovremmo forse studiare e analizzare le falsità e le incomprensioni da un tempo radicate (nonché plausibilmente infondate) e perché non discutiamo su tali problemi? E se riterremo necessario, forse è l’ora per noi di attuare delle riforme serie e giuste? Con questa domanda mi rivolgo a linguisti, filologi, scrittori e letterati, insomma, agli esperti in questo campo. Forse è davvero giunto il momento per noi, georgiani, di introdurre innovazioni e riforme?

A proposito, oggi, anomalie simili riguardano anche l’alfabeto georgiano! Pure l’alfabeto nostro richiede delle serie riforme ed innovazioni. E se a qualcuno sembrerà strano l’argomento, condividerei volentieri le mie opinioni sul problema. Però non qui mai in un altro forum.

Giorgio Bukhnikashvili Accademico “Honoris Causa” dell’Accademia Siculo-Normanna di Monreale (Italia)

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