Cuore della Cultura Georgiana - La Biblioteca Nazionale e il Suo Inestimabile Patrimonio

By Davide Demichele

Questo articolo è stato scritto originariamente in italiano e tradotto in georgiano e inglese.

La biblioteca Nazionale della Georgia, conosciuta a partire dal 25 marzo 2025 anche come “LEPL (Legal Entity of Public Law) Ilia Chavchavadze National Library of Georgia", in onore dell’omonimo scrittore, poeta, editore e intellettuale georgiano del XIX secolo, è oggi il principale deposito bibliografico dell’intera Nazione, e rappresenta un vero e proprio centro scientifico e culturale. L’intitolazione della biblioteca in onore di Ilia Chavchavadze non è casuale, anzi, si realizza in un contesto di graduale desiderio di indipendenza e distacco del Paese rispetto alla sua storia passata e presente, durante la quale l’influenza sovietica prima, e russa oggi, hanno giocato un ruolo importante.

Infatti, collochiamo Chavchavadze tra i pionieri del nazionalismo georgiano, tanto da guadagnarsi spesso l’appellativo di “Padre della Nazione”. Ilia Chavchavadze incarna il modello dell’intellettuale capace di intrecciare cultura, educazione e costruzione dello Stato. Fondò e diresse giornali come Iveria, strumenti essenziali per la formazione e il consolidamento dell’identità nazionale georgiana. Ancora oggi, lo slogan da lui coniato è capace di trasmettere un messaggio di straordinaria forza simbolica: “Ena, Mamuli, Sartsmunoeba” (“Lingua, Patria, Fede”). Questa formula sintetizza in modo incisivo i tre pilastri dell’identità nazionale georgiana: la lingua come fondamento culturale, la patria come spazio politico e storico condiviso, e la fede come elemento spirituale e coesivo. Pertanto, la Biblioteca Nazionale, quale principale custode della lingua e della produzione scritta del Paese, così come dell’intero patrimonio storico-culturale a esse correlato, svolge un ruolo che pare portare a continuazione la missione perseguita da Ilia nel corso della sua vita.

Figura 1. Ilia Chavchavadze, 1900. Fonte: National Archives of Georgia.

Spostando adesso il focus sul complesso degli edifici che compongono la Biblioteca Nazionale, ne identifichiamo sei, tre dei quali dal rilevante valore storico e architettonico. Tra questi, certamente spicca il primo nucleo del complesso: costruito tra il 1913 e il 1916 per ospitare la “Banca immobiliare dei proprietari terrieri”, l’edificio divenne parte della Biblioteca a partire dal 1931. Originariamente, il progetto architettonico fu affidato ad Anatoli Kalgin, mentre le decorazioni interne furono realizzate dal pittore Henryk Hryniewski. Entrambi, erano considerati grandi conoscitori degli stili artistici e architettonici georgiani medioevali, e furono scelti con l’intento di conferire alla struttura un’impronta dichiaratamente tradizionalista, come riportato sul sito ufficiale della biblioteca.

I resti delle decorazioni presenti nell’edificio, come anticipato attribuibili al pittore georgiano ma di origini polacche Henryk Hryniewski, assumono oggi un valore ancora più rilevante: infatti, a seguito della condanna a morte ed esecuzione dell’artista, durante la brutale campagna di repressione politica, carcerazioni ed esecuzioni di massa orchestrata dal dittatore sovietico Joseph Dzhugashvili “Stalin” e conosciuta con il nome di “Grande Terrore” (1936 -1938), le forze di polizia distrussero gran parte delle opere dell’artista.

Figura 2. Resti delle decorazioni di Henryk Hryniewski all’interno dell’edificio 1 dell’attuale Biblioteca Nazionale della Georgia. Foto di Andrea Morrillo.

Sempre il primo nucleo del complesso degli edifici, che insieme formano la Biblioteca Nazionale della Georgia, è oggi sede per un altro straordinario polo di interesse, capace di attrarre studiosi e appassionati: il “Museo del Libro”.

Il museo è stato inaugurato nel 2017. Primo nel suo genere in Georgia, il museo custodisce una collezione unica di opere, oltre 10.000 tra volumi e manoscritti, che lo rendono a tutti gli effetti il più grande e significativo del Caucaso. Tra le numerose opere custodite, certamente spiccano quelle provenienti dalle biblioteche private di personalità illustri come lo stesso Ilia Chavchavadze, Dimitri Bakradze e Giorgi Chubinashvili.

Tra i veri gioielli di questa collezione, individuiamo alcune opere di straordinario valore, come il “Dittionario” e il “Syntagmatōn linguarum orientalium quae in Georgiae regionibus audiuntur”, di cui abbiamo già parlato in un nostro precedente articolo.

Oltre alle precedenti, il museo custodisce altre opere di straordinario valore. Tra queste, non possiamo fare a meno di citare il “Sakhareba”, conosciuto anche come “Gospel Book”. Parliamo del primo libro mai stampato dalla prima stamperia georgiana, fondata dal re Vakhtang VI di Kartli nel 1709. Gli stampatori utilizzarono per quest’opera i caratteri Nuskha-Khutsuri, tradizionalmente legati alla scrittura ecclesiastica georgiana.

Figura 3. Shakareba (Gospel Book), Biblioteca Nazionale della Georgia, Tbilisi. Fonte: Libreria Nazionale della Georgia.

L’opera si apre con le volontà del re e un suo ritratto. La realizzazione del libro fu affidata a Mikhail Ishtvanovich, professionista proveniente dai territori dell’attuale Romania, contrattato per l’occasione. Mikhail era assistente e discepolo di Anthim l’Iberico, figura di spicco tanto nel mondo politico che in quello ecclesiastico, e fondatore della prima stamperia della Romania. Il libro include un poema di Anthim, il quale narra la storia della prima stamperia georgiana, lodandone inoltre i finanziatori e sostenitori, primo fra i quali lo stesso Vakhtang VI.

L’edizione è riccamente illustrata, con miniature e dipinti iconici della Beata Vergine, di Gesù Cristo e di Giovanni Battista.

Un’altra opera di straordinaria importanza custodita nel museo è senza dubbio l’Ayat, anche conosciuto come “Libro della Conoscenza”.

L’opera, stampata nel 1721 utilizzando i caratteri Mkhedruli, utilizzati oggi per la scrittura moderna, unisce astrologia, geometria e filosofia in un unico volume. Il libro nasce dall’incredibile determinazione, ancora una volta, del sovrano Vakhtang VI di Kartli, che durante la sua prigionia presso la corte dello Scià di Persia, tradusse testi scientifici persiani con l’obiettivo di arricchire la cultura georgiana.

Figura 4. Ayat, Biblioteca Nazionale della Georgia, Tbilisi. Foto dell’autore.

Nella prefazione, Vakhtang VI condivide con entusiasmo la sua visione: desiderava che i giovani georgiani “scoprissero il fascino della filosofia e iniziassero a filosofare nella propria lingua”, lanciando così un vero e proprio invito alla conoscenza e al pensiero critico.

All’epoca, i limiti tecnici della stampa imponevano che le illustrazioni fossero aggiunte a mano, rendendo ogni copia unica. Un dettaglio sorprendente: all’epoca della stampa, la versione persiana originale dalla quale il Re aveva attinto informazioni non era ancora stata pubblicata!

Concludiamo con un’altra opera di straordinaria importanza, così rilevante da meritare nel museo una stanza a lei dedicata: Vepkhistqaosani (“Il Cavaliere dalla pelle di pantera”).

Figura 5. Vepkhistqaosani (“Il Cavaliere dalla pelle di pantera”), Biblioteca Nazionale della Georgia, Tbilisi. Foto dell’autore.

Come molti sapranno, l’opera composta da Shota Rustaveli nel XII secolo si colloca tra i massimi capolavori della letteratura georgiana. Il poema si sviluppa attraverso circa 1600 quartine shairi, una forma metrica che, proprio grazie alle opere di Rustaveli, è divenuta celebre ed è oggi conosciuta anche con il nome di quartine “rustaveliane”.

Sebbene il poema sia ambientato in luoghi immaginari tra l’India e l’Arabia, le vicende narrate in queste terre lontane sono in realtà una raffinata allegoria del regno della regina Tamar di Georgia (1184-1213). Dietro i paesaggi esotici descritti si cela infatti, l’eco della Georgia nel suo momento di massimo splendore: la sua Età d’Oro. Parliamo di quando il regno, guidato dalla sovrana, raggiunse l’apice della sua potenza politica, della sua ricchezza e del suo prestigio culturale.

Presso la Biblioteca Nazionale della Georgia è conservata la primissima versione a stampa di quest’importantissima opera!

La storia di questa edizione è indissolubilmente legata alla figura di Giorgi Kartvelishvili (1827–1901), influente imprenditore e filantropo georgiano del XIX secolo. In un periodo in cui la Georgia si trovava sotto il dominio dell’Impero russo, Kartvelishvili si distinse per il suo instancabile impegno nel sostenere e difendere la cultura nazionale. Nel 1884 finanziò la creazione della cosiddetta “Commissione per la Definizione del Testo Autentico del Vepkhistqaosani”, riunendo alcune tra le più autorevoli personalità della cultura georgiana dell’epoca: Ilia Chavchavadze, Ivane Machabeli, Rapiel Eristavi, Dimitri Bakradze, Petre Umikashvili e Iona Meunargia.

La pubblicazione fu concepita come un’opera editoriale di grande prestigio. Per l’occasione vennero ideati un nuovo carattere tipografico e raffinate iniziali ornamentali. Le decorazioni realizzate da Grigol Tatishvili si ispiravano ai motivi tradizionali delle chiese ortodosse georgiane, mentre le illustrazioni furono affidate al pittore ungherese Mihály Zichy, allora artista di corte dello zar russo.

Perciò nel 1888, a Tbilisi, vide finalmente la luce la prima edizione accademica del “Cavaliere nella pelle di pantera”, passata alla storia come “edizione Kartvelishviliana”. Giorgi Kartvelishvili donò poi l’intera prima tiratura alla “Società per la diffusione dell’alfabetizzazione tra i georgiani”, contribuendo in modo decisivo alla circolazione e alla valorizzazione di uno dei più grandi capolavori della letteratura nazionale.

🤖 Use of AI tools
  • Creato senza alcun utilizzo di strumenti IA