Roma - Inattesa Culla della Stampa Georgiana
Italia e Georgia, tra di loro un mosaico di terre e storie, dai Balcani all’eredità del mondo ottomano, oggi incarnato nella Turchia. Eppure, sin dall’antica Roma, neppure lo spazio geografico ha in nessun modo evitato che tra le due realtà territoriali si sviluppassero fiorenti relazioni. Il Paese infatti, da sempre corridoio di transito tra Europa e Asia, sin dall’antichità ha visto miriadi di viaggiatori provenienti dall’attuale Italia passare attraverso le sue meravigliose terre. Tra i più famosi, come leggiamo nel suo “Milione” del tredicesimo secolo, non si può fare a meno di nominare il veneziano Marco Polo, che descriveva la regione come una fortezza naturale, stretta tra il mare e le montagne, e ne lodava gli abitanti per le loro abilità e il loro valore in battaglia.
Ma tra le tante storie essenziali all’intreccio delle relazioni tra i due Paesi, ci troviamo oggi qui per raccontarne una in particolare, parliamo del primo libro in assoluto mai stampato in lingua georgiana: il “Dittionario giorgiano e italiano”.
Il suddetto, non solo mette ufficialmente in relazione le lingue dei due Paesi, ma viene stampato direttamente a Roma!
Siamo nel primo ventennio del ‘600. Nikoloz Irubakidze-Cholokashvili, religioso colto e uomo di fiducia della corona, conosciuto in Europa con il nome di Niceforo Irbachi, comincia il suo viaggio dalle terre dell’attuale regione del Kakheti. Monaco dell’Ordine di San Basilio, viene scelto dal sovrano Teimuraz I per attraversare i confini del suo regno e raggiungere le corti europee. Il monaco veste le vesti del diplomatico con l’obiettivo di convincere i sovrani europei a correre in aiuto del piccolo regno cristiano del Caucaso, perennemente assediato dagli attacchi persiani.
Purtroppo, il principale obiettivo della spedizione non verrà raggiunto. L’Europa era allora lacerata dalla “Guerra dei Trent’Anni”, uno tra i più distruttivi e sanguinosi conflitti mai combattuti nel continente, cosicché nessun sovrano fu disposto a inviare le proprie truppe verso est. Ma il viaggio, non si rivelò comunque del tutto vano. Il monaco incontrerà a Roma l’italiano Stefano Paolini, ed è proprio dalla collaborazione con quest’ultimo che nel 1629 sarà stampato e pubblicato il “Dittionario”!
L’opera fu commissionata dai missionari della Sagra Congregatione de Propaganda Fide, i quali miravano, attraverso l’apprendimento della lingua georgiana, a rendere più efficace la loro azione di diffusione della fede Cattolica nei territori del Caucaso, con l’obiettivo di contrastare, di conseguenza, la diffusione della fede Protestante.
Il dizionario si articola in tre colonne: la prima accoglie i lemmi in alfabeto georgiano, la seconda la loro traslitterazione in caratteri latini e la terza la loro traduzione in italiano. Attraverso queste pagine, ben 3.084 parole aprono una finestra sul mondo delle due realtà territoriali nel ‘600.
Ad oggi, tale manoscritto non rappresenta soltanto una preziosa testimonianza storico-linguistica, ma si fa simbolo di un dialogo antico tra le due regioni, che riflette una storia comune, vissuta insieme.
L’opera è attualmente custodita presso la “Biblioteca Nazionale della Georgia” (National Parliamentary Library of Georgia) a Tbilisi. Una versione completa e digitalizzata della stessa è oggi facilmente reperibile online, offrendo a studiosi e appassionati la possibilità di consultarla per attività di ricerca o approfondimento.
Oltre al dittionario, proprio a Roma vide la luce un altro straordinario manoscritto legato all’idioma georgiano: il Syntagmatōn linguarum orientalium quae in Georgiae regionibus audiuntur.
L’opera si articola in due libri distinti, e se il secondo si focalizza sulla lingua araba e turca, il primo altro non è che un vero e proprio manuale di grammatica georgiana!
Il volume viene pubblicato a Roma nel 1670 dal missionario teatino palermitano Francesco Maria Maggio. Nella prefazione, dedicata a Papa Urbano VIII, lo stesso Maggio racconta di aver ricevuto dal pontefice l’incarico di padroneggiare la lingua georgiana. Come possiamo immaginare, non si trattava di semplice curiosità verso una lingua dai tratti così differenti da quella di Roma, ma di una missione precisa: contribuire alla diffusione della fede cattolica nei territori caucasici, armati questa volta non di spada, ma di grammatica, lessico e dialogo.
Anche quest’opera è oggi custodita presso la Biblioteca Nazionale della Georgia (National Parliamentary Library of Georgia) a Tbilisi, e rientra certamente tra le preziose fonti a testimonianza dei primi studi occidentali sulla lingua georgiana.
Non si tratta però di un tesoro riservato a pochi studiosi: una versione integrale e digitalizzata del manoscritto è facilmente accessibile online.
- ~ Modificato parzialmente con l'utilizzo di strumenti IA