Amianto in Georgia - un’emergenza dimenticata

By Davide Demichele

Questo articolo è stato scritto originariamente in italiano e tradotto in georgiano e inglese.

Amianto: un materiale, molti utilizzi. Conosciuto anche come “asbesto”, l’essere umano ha lavorato questa sostanza sin dall’antichità per soddisfare un ampio ventaglio di bisogni. Infatti, le caratteristiche proprie dell’asbesto lo rendono estremamente versatile e utilizzabile in numerosi contesti. Tuttavia, le sue proprietà sorprendenti celano una verità al giorno d’oggi più che nota, ma scomoda per coloro che ancora ne traggono profitto.

Risale al 1977 la pubblicazione ufficiale dell’International Agency for Research on Cancer (IARC) attraverso la quale finalmente - dopo oltre 50 anni dal primo caso di asbestosi ufficialmente registrato nella letteratura medica, quello di Nellie Kershaw - si affermò che l’asbesto è, in tutte le sue forme, tra le sostanze certamente cancerogene per l’essere umano. Tale affermazione ha portato, nel corso degli anni, a una graduale messa al bando della sostanza in svariati Paesi del mondo, ma ciò non ha assolutamente messo fine al problema; al contrario, la diffusione dell’asbesto è ancora capillare, oltre che per la mancanza di piani specifici utili allo smaltimento dell’amianto oggi diffuso, anche per la sua attuale produzione per mano di altri Paesi quali, primo fra tutti, la Russia, che ogni anno estrae dalle sue miniere centinaia di migliaia di tonnellate di materiale. L’export di amianto rimane infatti significativo per l’economia russa. Nel 2021, secondo gli ultimi dati del World Integrated Trade Solution, la Federazione Russa ha esportato oltre 600.000 tonnellate di amianto in tutto il mondo.

Ma andiamo per passi. Prima di tutto, che cos’è l’asbesto?

Al contrario di ciò che spesso si pensa, con il termine amianto o asbesto ci si riferisce a un insieme di minerali della classe dei silicati già presenti in natura. Questi minerali presentano fibre lunghe e sottili, caratterizzate da elevata resistenza e durabilità, così come da proprietà ignifughe, fono assorbenti, isolanti e di resistenza agli acidi.

Figura 1. Fibre di amianto. Fonte: commons.wikimedia.org.

Cosa lo rende pericoloso?

La pericolosità dell’amianto è strettamente connessa alla capacità dei prodotti che lo contengono di rilasciare fibre nell’aria. Una volta inalate, le fibre di amianto penetrano in profondità nei polmoni, e a causa della loro elevata resistenza ai processi di degradazione, l’organismo non riesce a eliminarle. La loro permanenza nei tessuti provoca uno stato di infiammazione cronica che nel tempo può danneggiare il DNA cellulare e favorire processi di trasformazione tumorale.

Le patologie causate dall’amianto, note anche come malattie asbesto-correlate, si distinguono per un periodo di latenza particolarmente lungo. Possono infatti manifestarsi anche a distanza di 30-40 anni dall’esposizione al minerale. Il rischio di sviluppare tali patologie cresce in modo significativo con il passare del tempo rispetto al momento dell’esposizione. Sebbene ogni contatto con le fibre di amianto possa contribuire all’insorgenza di malattie, il primo episodio di esposizione sembra avere un ruolo cruciale nel determinarne lo sviluppo. Oltre che malattie e tumori dell’apparato respiratorio, l’esposizione a fibre di amianto può contribuire allo sviluppo di altre categorie di tumori come, per citarne alcuni, quelli allo stomaco o all’esofago, oltre che causare altri disturbi non necessariamente di origine neoplastica.

Perciò, un prodotto risulta tanto più rischioso per la salute quanto più è friabile: per alcuni manufatti contenenti amianto, come i pannelli utilizzati per i controsoffitti, sollecitazioni minime possono risultare sufficienti alla rottura degli stessi e alla conseguente liberazione di pericolosissime polveri nell’aria, in particolar modo se datati. Proprio per questo motivo, interventi improvvisati di rimozione o bonifica sono fortemente sconsigliati: l’uso di semplici dispositivi di protezione, come mascherine, non è sufficiente a prevenire l’esposizione. Inoltre, azioni di questo tipo possono risultare dannose non solo per l’esecutore ma anche per chi lo circonda: esiste infatti il rischio di contaminare ambienti e persone, semplicemente trasportando le pericolose polveri su indumenti o capelli.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ogni anno più di 200.000 morti sono causate dall’inalazione di fibre di amianto, senza dimenticare l’altrettanto significativo numero di pazienti che soffrono di patologie asbesto-correlate.

Come si è arrivati a questo?

Già gli antichi romani conoscevano e sfruttavano le straordinarie proprietà dell’asbesto: la struttura fibrosa del materiale e la sua natura ignifuga permettevano, oltre che la realizzazione di abiti e tovaglie, la creazione di sudari destinati ai riti di cremazione, i quali non bruciandosi, permettevano di non “contaminare” le ceneri del defunto. Non a caso, il nome stesso del materiale deriva dal greco asbestos, che significa “perpetuo” o “inestinguibile”.

Ma è solo verso la fine del 1800 che l’utilizzo dell’asbesto si espanse a livello industriale, portando a un vero e proprio boom della sua produzione. In poche decine di anni il materiale entrò a far parte della composizione di migliaia di prodotti: filtri, guarnizioni e freni per le auto, solo per citarne alcuni. Probabilmente però, è nel campo edilizio che le naturali caratteristiche del materiale ne hanno permesso la maggior diffusione. Infatti, l’amianto si fece elemento centrale delle comuni strutture abitative. Le sue caratteristiche termo-isolanti, ignifughe, fonoassorbenti o ancora la spiccata durabilità spinsero i costruttori a utilizzarlo per intonaci, controsoffitti e pavimenti.

La diffusione del materiale si fece poi ancor più capillare quando, nei primi del ‘900, dall’idea dell’austriaco Ludwig Hatschek nacque quello che ancora oggi conosciamo come eternit. Tale eternit altro non è che una miscela di amianto e cemento, a partire dalla quale prese piede una enorme produzione industriale che interessò nuovamente moltissimi prodotti legati al mondo edilizio, tra i quali: canne fumarie, tubature, serbatoi dell’acqua, o ancora le tutt’oggi diffusissime “lastre ondulate” che in molti Paesi del mondo fungono ancora da tetto per le abitazioni o qualsiasi altro tipo di struttura. Tra questi Paesi, la Georgia.

Figura 2. Abitazioni con tetto in lastre di eternit, sinistra: Tbilisi (GE); destra: Lagodekhi (GE). Foto dell’autore.

Seppure i prodotti in eternit siano più resistenti e quindi “meno pericolosi” proprio per la loro minore friabilità, il tempo e gli stimoli esterni portano inesorabilmente allo sgretolamento di questi materiali e alla diffusione delle polveri, con tutto ciò che ne consegue.

Ciò detto, è quindi evidente che la notevole diffusione di prodotti a base di amianto o eternit sul territorio Georgiano rappresenta una considerevole minaccia per la salute di residenti e turisti. A primo impatto, il prodotto più diffuso nelle strade della capitale Georgiana, ma anche, tra quelli contenenti amianto il più facilmente riconoscibile, è rappresentato dalle così dette lastre ondulate. Come mostrato nella figura 2, infatti, spessissimo queste lastre sono tutt’oggi utilizzate per la costruzione dei tetti delle abitazioni, ma non solo. Molto diffuso è anche l’utilizzo di questi materiali come “copri ringhiera” per i balconi degli appartamenti.

Figura 3. Copri ringhiera in amianto, Tbilisi, Georgia. Foto dell’autore.

È facile immaginare la pericolosità di questa pratica. I buchi necessari al fissaggio delle lastre, il loro posizionamento in alto, l’esposizione alle intemperie, sono tutti fattori che rendono il danneggiamento del prodotto e quindi la conseguente diffusione delle polveri estremamente comune e pericolosa.

Nelle aree rurali la situazione risulta poi ancora più critica. Interi villaggi sono spesso costruiti utilizzando l’eternit come principale materiale da costruzione, specie, ancora una volta, per i tetti delle abitazioni.

Figura 4. Villaggio con tetti in eternit (si nota dal tipico coloro grigio), Georgia. Foto dell’autore.

La scarsa consapevolezza diffusa nel Paese rispetto alla pericolosità del materiale può dar vita a situazioni di rischio che vanno oltre quelle già analizzate. Infatti, considerando che amianto ed eternit sono spessissimo parte integrale degli edifici più datati, accade che operazioni di ristrutturazione o demolizione di questi, in assenza di necessarie procedure di sicurezza, portino alla diffusione di grandi quantità di polveri, che si diffondono nelle aree circostanti.

Perciò, sebbene quanto detto finora rappresenti solo una parte di un problema spesso meno visibile - pensiamo all’amianto utilizzato per le pasticche dei freni delle automobili - risulta comunque evidente l’urgenza, da parte delle autorità competenti, di promuovere una campagna di informazione e sensibilizzazione sui comprovati rischi dell’amianto. Tale iniziativa dovrebbe essere affiancata inoltre da interventi mirati alla rimozione e al corretto smaltimento del materiale attraverso operazioni che, sebbene complesse a causa dell’entità del fenomeno, risultano imprescindibili e urgenti.

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