Le Trame di una Nazione: La Moda Tradizionale Georgiana

Nel cuore del Caucaso, la Georgia si trova in un crocevia di panorami mozzafiato, la sua storia antica e le sue vive tradizioni. In questo luogo, la moda è più del semplice vestire: è una lingua. Ogni cucitura, tessuto e taglio racconta storie di geografia, rituali e identità. Queste vesti, pregne di simbolismo, rivestono ruoli specifici mentre incarnano ranghi sociali e significati cerimoniali.
Il Chokha: Simbolo di Identità Nazionale
Tra i costumi tradizionali georgiani, forse il chokha è il più iconico di tutti. Una tunica lunga, personalizzata e pensata per i guerrieri del Caucaso. La chokha è rinata come simbolo nazionale, che oggi viene indossato nelle cerimonie formali e nelle celebrazioni patriottiche. La sua caratteristica più particolare è la fila di portacartucce sul petto; un tempo funzionale, ora diventato simbolico.
Non tutti i chokha sono uguali. Nelle regioni dell’est, nei Kartli e nel Kakheti le chokhas sono tipicamente lunghe fino al ginocchio con spacchi laterali, cuciti con un tessuto spesso in colori eleganti come il nero, il blue navy o rosso burgundy, pensato per attribuire autorità e stabilità. Nella regione montuosa del Khevsureti, i chokhas sono più corti e riccamente decorati, con croci ortodosse cucite a mano, cuciture a contrasto su lana ruvida, in contatto con le tradizioni medievali che persistono.
Nelle regioni umide dell’Adjara e di Guria, le chokha sono più leggere e pratiche. Sono più corte, indossate con pantaloni larghi, colori vivaci e cinture colorate, spesso abbinati con kabalaki: un simil turbante di stoffa morbida.
C’è anche il papakha, un copricapo tradizionale di lana e pelle di pecora: scultoreo, cupo e altamente simbolico. Spesso associato con gli uomini delle montagne della Georgia, si è oggi tramutato in una sintesi visiva per orgoglio e resilienza.
Gli Abiti Femminili e l’Abilità Artistica Regionale
Gli abiti tradizionali delle donne, spesso chiamati kartuli cambiano radicalmente da regione a regione, mantenendo però un senso di eleganza e cura. Il protagonista è l’abito, di solito di velluto, seta o cotone, con una lunga gonna e un corsetto ricamato. I colori sono solitamente il rosso vino, verde foresta e ocra dorato, mai indossato per caso; ogni sfumatura porta un’emozione, uno status e un’occasione.

Nelle regioni orientali dei Kartli e del Kakheti, le donne indossavano abiti raffinati con tonalità tenui, abbinati con copricapi di velluto e veli fini. I ricami, di solito di fili dorati o adornati con piccole perle riflettono una mescolanza di motivi persiani e bizantini, filtrati dallo stile peculiare georgiano.
Nella regione montuosa di Pshav-Khevsureti, gli abiti si adattano sia al clima rigido che alle credenze spirituali. Il sadiatso, è un vestito pesante e corto con croci cucite a mano e ornamenti metallici pensati per scacciare il maligno. Copricapi alti e stretti erano invece decorati con dischi metallici e cuciture sacre, in parte per protezione e in parte ornamentali.
Ancora più a nord, nel Tusheti e in Svaneti, la moda diventava più austera. Lana filata nelle filande locali, gonne ampie e scarpe anch’esse di lana contraddistinguevanoqueste comunità robuste. Le decorazioni erano pratiche ma potenti: cuciture spesse, colori terrosi e simboli scari venivano adoperati per ragioni estetiche e di protezione.
Anche nelle regioni più remote di Racha e di Mtskheta-Mtianeti, i vestiti raccontavano di un’opulenza silente. I tessuti venivano spesso importanti dalla Persia o dalla Turchia e trasformati con artigianalità precisa: filigrane, perle e ricami dorati raccontano il tempo impiegato per le decorazioni, la pazienza e la dedizione.
Il Linguaggio del Colore e del Ricamo
Ogni filo tessuto su un vestito georgiano rappresenta una verità culturale. Il nero simbolizza la forza e la nobiltà nelle regioni orientali; il bianco e l’avorio simboleggia gioventù e purezza spirituale; il rosso è un tributo al vino, al sangue, all’amore e alla vita. oro e argento non rappresentano solo la ricchezza ma anche la luce divina e la sua protezione.
Il ricamo non è solo una mera decorazione. Spirali, fiori, croci e i Borjga/i (un simbolo antico del sole che rappresenta il tempo eterno) erano cuciti alle cinture, ai corsetti e ai veli. Motivi di animali, come uccelli, cervi e pesci, connettevano il portatore con il mondo naturale e gli spiriti ancestrali. In alcune regioni, le donne portavano messaggi in codice nei propri ricami: pegni d’amore, desideri celati e portafortuna per la fortuna e la fertilità.
Abiti per le Nozze: un Rito di Stoffe e Simbolismo
Le nozze tradizionali georgiane erano l’espressione massima dell’arte sartoriale. Le spose indossavano abiti leggeri in bianco o avorio, di fini tessuti altamente ricamati a mano. Una fusciacca rossa intorno alla vita simboleggiava la fertilità e la transizione verso la vita adulta. I volti erano velati con tessuti trasparenti, incoronate con ornamenti incastonati di pietre preziose o metalli modellati.

Lo sposo compariva in chokha in forma cerimoniale, scuro, maestoso, con stivali lucidi e una daga rituale (kinjal) alla vita. In alcune tradizioni, era la sposa a regalare il chokha al suo futuro marito, come atto di fiducia e unione.
Le nozze sono propriamente una celebrazione spettacolare. Brindisi, canti polifonici e la bellezza controllata della danza Kartuli (ballata senza contatto, usando solo gli sguardi, inchini e movimenti composti) creano una coreografia sacra in cui i vestiti avevano un ruolo preponderante in una storia silenziosa di rispetto, amore e armonia sociale.
Un Patrimonio Vivo: il Risveglio nell’Età Moderna
Dopo decenni di oppressione per mano Sovietica, il patrimonio sartoriale georgiano è tornato alla vita. Il chokha è tornato alla vita pubblica come fiero emblema di identità culturale. Marchi contemporanei come Samoseli Pirveli lo producono con tagli moderni, mentre designer come Machabeli e Woyoyo usano motivi tradizionali per creare una moda che sembra antica e all’avanguardia allo stesso tempo.
Anche le antiche tecniche di cucito e tessile, risalenti al 3000 a.C. sono state riscoperte. Marchi come 711 e LTFR stanno riscoprendo la lana autoctona e i loro metodi di tinteggiatura, dimostrando che l’artigianalità come la memoria può essere senza tempo e dettare la moda.
In Georgia, la tradizione non è stata spinta nei musei o nei libri d’archivio; cammina per le strade, onora i palchi delle danze popolari, e sussurra tra le pieghe di maniche ricamate. I costumi nazionali sono artefatti vivi: modellati dalla geografia, dalla fede, dell’artigianalità e ora rivitalizzati dalle mani di stilisti moderni, che concepiscono il patrimonio non come qualcosa da conservare dietro una teca, ma indossato, adattato e celebrato. Proprio come le montagne che definiscono il paesaggio, la cultura sartoriale georgiana si erige senza tempo, ben radicata e guardando lontano.
Anna Olivo
Italian Translation: Greta Miravalle