Intervista con Giorgi Balakhashvili - Un viaggio nella sua poetica
Giorgi Balakhashvili
Intervista con Giorgi Balakhashvili - Un viaggio nella sua poetica
Lo Staff della Redazione di Kargi Mokalake ha avuto il privilegio di intervistare Giorgi Balakhashvili, un poeta georgiano che ci ha parlato dei suoi scritti, il modo in cui la sua poetica è connessa alla sua vita e alcune previsioni future.
Giorgi è un assicuratore di 37 anni e lavora per assicurare auto e proprietà e ne scherza: “Forse suona buffo: qualcuno che lavora per una compagnia di assicurazione, per macchine e proprietà, è anche un poeta”. Giorgi ci rivela che la poesia, e la scrittura in generale, nasce per lui come un hobby ma è diventata in seguito una cosa seria: scrive da più di metà della sua vita.
Nel Novembre 2024, la Casa Editrice Intelekti ha pubblicato il suo secondo libro “Talismano”, nominato per il Premio Letterario Saba. Il suo primo libro “POSTalionuri” è stato pubblicato nel 2015 e nominato per il Premio Tsinandali nel 2016. Giorgi ci ha parlato della lunga pausa trascorsa tra un libro e l’altro: “Mi sono preso una lunga pausa tra la pubblicazione del mio primo libro e il secondo, ma mi consola il fatto che ho scritto attivamente in questo periodo”.
Il suo viaggio creative è cominciato negli anni di scuola, quando Giorgi usava la poesia per completare i compiti a scuola, poiché per lui era lo strumento migliore. In particolare, ci ricorda la sua primissima poesia “Il destino dell’ uccellino”:
“Ho sempre invidiato il destino dell’uccellino,
lo invidio, perché voglio volare,
quando l’uccellino mi chiede: “Che cosa desideri?”
Rispondo: “Desidero volare”. ”
Quando abbiamo domandato a Giorgi riguardo l’ispirazione che lo ha portato a scrivere, come ha iniziato, come e perché è diventata la sua vera vocazione, Giorgi ha risposto che lui ha iniziato ispirato dalle donne: “perché volevo ammirassero me e le mie poesie. Più tardi, però, ho realizzato che se potevo scrivere di loro, potevo anche scrivere della natura e di ogni oggetto visibile e anche di cose che non si vedono”. Ciò che è cominciato come un mezzo per esprimersi si è evoluto crescendo. Giorgi evidenzia anche il rifiuto dei propri sentimenti come un catalizzatore per la scrittura. Ci spiega che dopo aver regalato fiori e cioccolatini, provava a trovare le parole per descrivere i propri sentimenti, e allora veniva la poesia. Parlando di fonti di ispirazione, ci chiedevamo se Giorgi fosse influenzato da qualcuno, ma ci risponde che oggi, nel tempo in cui viviamo, è molto difficile non essere influenzati e ci riporta un episodio di ispirazione improvvisa nel momento in cui ha sentito una conversazione di estranei. Ci dice: “Ho sentito due ragazzi parlare. Uno disse all’altro “Gli alberi da frutto erano intimoriti dal vento.” Per loro questa era una semplice frase. Per me, tuttavia, queste parole mi sono servite da ispirazione”. Un altro esempio che ci ha fornito ha a che fare con una poesia che ha scritto involontariamente nel Giorno della Mamma, per sua madre che si era addormentata in poltrona.
Giorgi ha anche riflettuto su un periodo difficile per qualsiasi artista: l’assenza di ispirazione. In una tale situazione, Giorgi invita l’artista ad aspettare l’ispirazione e: “aspettare il momento di potersi rinvigorire e ricominciare tutto con una nuova pagina”. L’invito è quello di cogliere l’attimo nel momento in cui si è ispirati, perché il momento giusto potrebbe scivolare via anche per molto tempo.
Lo staff di K’argi Mokalake mentre intervista Giorgi Balakhashvili
Giorgi ci svela inoltre che non ha un particolare rituale di scrittura, perché la Musa, come la chiama lui, può arrivare in ogni momento. Quando giunge però, ci racconta: “durante il processo di scrittura, quando mi fermo e non riesco a continuare, mi piace mettere della musica, specialmente quella classica, e c’è un’alta possibilità che troverò le parole per finire la poesia”. Giorgi ci racconta che lui riesce a scrivere in qualsiasi situazione, mentre gli amici giocano a carte, o in metropolitana. Il rituale consiste anche nell’accendere una sigaretta per trovare la parola adeguata, scherza con noi: “potrebbe essere un effetto placebo”.
Mentre chiacchieriamo, chiediamo se Giorgi abbia ereditato il talento per la scrittura da qualche suo famigliare e lui ci racconta di suo padre, Givi Balakhashvili, che pure scriveva poesie. Giorgi pensa quindi che il suo talento possa provenire dai suoi genitori. Scherza su ciò che gli dice la madre: “mia madre […], dice che mio padre scriveva molto meglio di me”. A questo punto della conversazione, domandiamo se il padre di Giorgi possa aver utilizzato la scrittura per elaborare la loro fuga dall’Abcasia.
La famiglia di Giorgi proviene originariamente da Sokhumi, dove suo padre lavorava come insegnante di danze folkloristice georgiane, una professione che mantenne per tuttala sua vita.
Il poeta ci racconta della sua difficile fuga. Sua madre e sua sorella sono state tra i dispersi per un periodo, e sua sorella è poi rimasta in coma per vari mesi. Giorgi ricorda il suo viaggio attraverso il Passo Chuberi, dove purtroppo molti adulti perdevano la vita (a causa delle rigide condizioni metereologiche, poiché era pieno inverno NdR.). Giorgi è riuscito a trasformare questa esperienza dolorsa in una poesia che ci ha inviato, intitolata “Ode alle Patate”. Giorgi ci dice: “[durante la fuga NdR.] avevamo solo quattro patate e due mele. Per una settimana intera abbiamo camminato attraverso le montagne dello Svaneti, fino a raggiungere Tbilisi”. Alla fine, trovarono rifugio in città grazie alla buona azione di un uomo incontrato mentre facevano la coda per il pane. Giorgi ci racconta anche della sua innocenza infantile, provvidenziale durante la fuga, poiché trasmetteva forza a tutta la famiglia per raggiungere la capitale e superare le montagne.
Greta mentre intervista Giorgi Balakhashvili
Vista la connessione della sua famiglia alla danza, Giorgi ci ha parlato della sua passione per essa e anche per la pittura. Afferma: “Se potessi scegliere tra essere il migliore artista tra tutti i pittori, o il migliore poeta tra tutti gli scrittori di poesie, sceglierei decisamente la pittura. Mi piace tantissimo e nella prossima vita, spero di essere un pittore”. Abbiamo anche domandato a Giorgi qual è il suo rapporto con le poesie non terminate, e lui ci risponde che ci ha scritto una poesia:
“Mi ricordi le poesie lasciate a metà,
Sappi che anche quelle hanno un certo fascino.”
Inoltre, Giorgi tiene nelle note del telefono circa cinquecento parole che lo hanno colpito e con il quale vorrebbe lavorare e scrivere.
In generale, la nostra conversazione con Giorgi Balakhashvili traccia la sua storia partendo dal suo passato alla sua ultima pubblicazione. Abbiamo chiacchierato a lungo riguardo le sue fonti d’ ispirazione e la sua relazione con la scrittura, ma anche dei suoi piani futuri. Giorgi vorrebbe terminare un lavoro in prosa e ha materiale sufficiente per pubblicare altri libri in futuro, inclusa una raccolta di poesie scambiate da due amanti. Siamo molto curiosi circa la futura carriera di Giorgi Balkhashvili, tanto quanto poeta che come artista e lo ringraziamo profondamente per il tempo trascorso con noi.
Greta Miravalle
Traduzione italiana: Greta Miravalle