Intervista con Salome Jicia

Quando talento e dedizione si incontrano: intervista al soprano Salome Jicia
Abbiamo avuto l’onore di incontrare Salome Jicia, la straordinaria artista georgiana la cui voce ha conquistato i palcoscenici più prestigiosi del mondo, dagli Stati Uniti alla Russia, passando per Francia e, naturalmente, l’Italia. La sua storia non è solo un racconto di successo, ma un’immersiva esperienza nel mondo della musica lirica.
Un’immersiva esperienza nel mondo della musica lirica
Appassionata fin da bambina al mondo musicale, la sua carriera da cantante lirica si svilupperà solo in seguito, all’età di 21 anni, quando provando solfeggio al conservatorio, con brani come Carmen e Cavalleria Rusticana, si accorge della sua duttilità vocale. “Ho studiato per 17 anni pianoforte, tra scuola e conservatorio. Da piccola non immaginavo una carriera come cantante. Non è mai troppo tardi per imparare a capire cosa si vuole dalla vita”. La sua innegabile capacità di padroneggiare la voce come un vero e proprio strumento, è frutto degli anni dedicati allo studio del pianoforte. Questa solida base musicale ha reso più fluido l’approccio stilistico ai grandi compositori. “Stilisticamente, è più facile apprendere autori come Mozart e Verdi quando si ha una profonda conoscenza musicale,” spiega. Il suo repertorio spazia, infatti, attraverso i giganti della storia dell’opera: da Rossini a Verdi e Puccini. Un momento cruciale nel delineare il suo percorso è stato l’incontro con la leggenda Renata Scotto, la figura che l’artista definisce la più importante per la sua carriera. “Ho scoperto la vera natura delle mie abilità vocali in Italia, interpretando Rossini a Roma, proprio durante una master class con Renata Scotto,” ricorda. “Cantavo Verdi e lei, con lungimiranza, mi chiese: ‘Se canti già questo repertorio ora, in futuro cosa farai?’” Fu la Scotto a indirizzarla verso il belcanto rossiniano, assegnandole brani che richiedevano agilità virtuosistica e un’estensione ampia, come Portami Domani, La Donna del lago, Rondo Finale e Elena. “Il Rondo Finale è tradizionalmente cantato da soprani che gestiscono bene anche note gravi. Quell’agilità naturale richiesta da Rossini mi ha permesso di esplorare il mondo della lirica più da vicino e di capire la mia vera timbrica.” L’influenza della Scotto è andata oltre la tecnica. “Quando una leggenda crede così tanto in te, ti dona una carica e una fiducia difficili da trovare altrove,” afferma con gratitudine. A dispetto della fama mondiale, l’Italia rimane un luogo speciale e, in qualche modo, impegnativo. “Cantare in Italia è sempre un onore. Per gli italiani l’opera è un genere molto sensibile,” conclude. “Per questo, cantare qui mette sempre un po’ d’ansia, perché le aspettative del pubblico sono molto più alte.” Aggiunge poi: “Per qualunque artista, il Teatro della Scala è tra i più difficili ed emotivamente intensi. La Scala è un’istituzione per noi, un punto di riferimento assoluto nel mondo dell’opera”.
Il rapporto tra la nuova generazione e l’evoluzione, o la deriva, della musica
Nella nuova generazione la bella voce naturale perde quell’impatto e quella centralità importante che aveva nel passato; i nuovi generi preferiti dai ragazzi, tra cui troviamo la trap, sono la dimostrazione che per cantare basta l’utilizzo di supporto tecnico, quale auto-tune e post-produzione, diluendo l’esigenza di una preparazione vocale autentica.
“Quando si ha la fortuna di sentire dal vivo una voce naturale e autentica, si rimane quasi sconvolti. Si crea una vera e propria magia, che dura per quattro o cinque ore, senza alcun supporto tecnico,” riflette Jicia. “Andare a teatro più spesso permetterebbe ai giovani di conoscere la bella musica. Negli ultimi anni nei teatri georgiani si nota una presenza crescente della nuova generazione”.
Il ruolo vitale del maestro
Trovare un bravo insegnante, che ti segua e che ti sostenga in questo percorso, è uno dei punti chiave, secondo l’artista georgiana, per la riuscita di una carriera musicale. “È importante che il proprio maestro ti aiuti a scegliere il repertorio giusto. Assegnare pezzi sbagliati non rende il giovane cantante credibile, non rispecchia la sua personalità”. Jicia ricorda i momenti decisivi della sua formazione, citando figure chiave che l’hanno indirizzata verso i grandi palcoscenici. Dopo l’impronta lasciata da Renata Scotto, un ruolo fondamentale è stato ricoperto da Alberto Zedda durante il periodo trascorso all’Accademia del Rossini Opera Festival di Pesaro. “Dopo Renata Scotto, Alberto è tra le persone che più mi ha aiutato. Mi scelse per interpretare La Donna del lago al Rossini Opera Festival, un contesto pieno di artisti internazionali,” racconta l’artista, evidenziando il valore di quella fiducia. Prima di arrivare a questo punto cruciale della carriera, l’artista ricorda di aver partecipato a tanti concorsi e audizioni. Ma è a 27 anni che riesce a debuttare a Pesaro. “La società mette una fretta che non serve. C’è bisogno di maturare pian piano, bisogna capire dove siamo e cosa ci piace”. Nel passato, i ritmi serrati non esistevano neanche nel sistema musicale. L’assenza della frenesia di una continua pubblicazione dei brani permetteva una maggiore ricerca musicale, a beneficio di un canto più curato e profondo. “Si sente anche nella voce di un artista come i tempi musicali sono cambiati. La maggiore competizione porta ad allontanarsi dall’arte. L’arte è qualcosa di più profondo.”
Sogni, Ruoli e Futuro: Madama Butterfly e l’Insegnamento
Dopo aver brillato in ruoli iconici come Norma, Tosca e Violetta, Salome rivela che nei suoi sogni di repertorio c’è ancora spazio per Madama Butterfly. Infine, l’artista contempla il futuro, confessando: “Per un musicista è difficile accettare che arriverà un momento in cui non potrà più cantare. Probabilmente, data la mia esperienza, quando arriverà il momento, inizierò a dedicarmi all’insegnamento.”