Un decennio di autoaffermazione: il coro femminile di Tbilisi a Milano e un nuovo percorso nel panorama corale

By Lidia Davidovi

Coro femminile

Un decennio di autoaffermazione: il coro femminile di Tbilisi a Milano e un nuovo percorso nel panorama corale

Alla fine del 2025, il coro femminile di Tbilisi ha lasciato la Georgia per la prima volta, esibendosi al Festival Corale Internazionale di Milano. Questo non è stato solamente un passo importante sul piano geografico, ma anche sul piano simbolico: il termine di dodici anni di duro lavoro, la condivisione della musica corale georgiana e lo sviluppo professionale di un gruppo molto giovane. Il conduttore e direttore artistico del coro, Omar Burduli, si è riferito al festival definendolo “ una pietra miliare storica per il coro femminile di Tbilisi”. Come ci ha raccontato, la vera importanza non stava nell’esibirsi a Milano come città in sé, ma fatto che questa fosse “la prima volta per la musica georgiana”, di essere presentata fuori dai confini della Georgia stessa. Un evento importante non solo per me. Ma anche per le ragazze – questi sono stati dei giorni veramente speciali. I concerti sono stati tre, tenuti in parti differenti di Milano. I programmi erano diversi gli uni dagli altri ed includevano musica corale georgiana, compositori europei e adattamenti corali al jazz, sviluppati dagli stessi membri del coro.

“A riaccendere la mia passione è stata altra musica” Il solco della tradizione corale georgiana.

La prima serata del festival è stata interamente dedicata alla musica corale georgiana. Burduli collega la scuola georgiana a due nomi fondamentali: Niko Sulkhanishvili e Ioseb Ketchakmadze. “Niko Sulkhanishvili ha compiuto il primo passo scrivendo una composizione corale. Ioseb Ketchakmadze l’ha portata a un livello superiore.” Secondo Burduli, Ketskhadze non è stato soltanto un pilastro musicale, ma anche una fonte di profonda ispirazione personale: “È stata la musica di Ketchakmadze a riaccendere in me l’amore per l’altra musica… la sua opera ha fatto tutto il possibile per spingermi ad intraprendere questo percorso” Numerose composizioni di Ketchakmadze sono state incluse nel repertorio del coro, insieme a lavori di Gia Kancheli e Otar Taktakishvili. Burduli sottolinea inoltre il sostegno della famiglia di Ketchakmadze: la figlia del compositore, Tato Ketchakmadze, residente a Milano, ha preso parte al festival, mentre la nipote, la giovane soprano Olga, avrebbe dovuto esibirsi come solista, ma non ha potuto partecipare a causa di una febbre alta.

Undici anni di Entusiasmo e Difficoltà

Per il coro, il 2025 non è stato soltanto un anno di successi tecnici, ma anche un punto di svolta psicologico e istituzionale. Burduli ammette con franchezza che, per molti anni, l’esistenza del coro si è basata esclusivamente sull’entusiasmo, in assenza di qualsiasi sostegno finanziario. “Per undici anni è stato solo entusiasmo… non si poteva saltare neanche una prova: questa era la mia regola.” La storia del coro è segnata anche da numerosi episodi fuori dall’ordinario: “Alcuni membri avevano avuto da poco dei figli, una di loro era incinta di nove mesi quando ha partecipato alle prove e stava per partorire proprio li… I mariti portavano i bambini alle prove, non riuscivamo a calmarli…” Nel coro, sette membri lavorano con Burduli da 11-12 anni, un livello di dedizione personale considerato raro nel panorama della musica corale. Il sostegno statale ha iniziato a concretizzarsi solo negli ultimi anni. Burduli esprime una gratitudine in particolare: “C’è stata una persona che ha creduto in noi, la ministra Tinatin Rukhadze. Le sarò sempre grato; questo resterà parte della nostra storia.”

Omar Burduli

I giovani credono ancora nell’arte corale?

In un’epoca in cui i suoni della trap e del rap spesso sovrastano i principi dell’intonazione, Burduli sottolinea l’importanza della formazione vocale per i giovani cantanti. “Proprio come un atleta ha bisogno di allenamento, anche noi dobbiamo allenare la voce. Una corretta tecnica vocale non nasce spontaneamente.”

Quando una composizione viene presentata al mondo per la prima volta

Burduli osserva che ogni come posizione rappresenta una sfida: “Ognuna ha una propria idea che deve essere compresa fino in fondo”. Ricorda in particolare un episodio legato alle opere del compositore di Gori Jemal Beglarishvili, scritte appositamente per il coro femminile. “Quando sai che un brano è stato scritto per te… è un grande onore e una grande responsabilità.” Momenti come questo, assumono il valore simbolico di un “primo respiro” per la musica corale.

Un direttore che inizialmente non pensava di dirigere

Il percorso di Omar Burduli è sempre stato legato al coro: prima da bambino, poi al conservatorio. Pur non escludendo la direzione orchestrale, il suo centro rimane il lavoro corale. “Voglio essere dove sono ora e fare ciò che sto facendo adesso.”

Nel tempo libero

Oltre al suo percorso personale, Burduli parla anche della propria indole: “Amo il calcio, giocare a Mafia, la birra, gli amici… sono generoso, è parte del mio carattere montanaro. Sono un po’ impulsivo e poi me ne pento.”